Chi siamo

Sergio, fondatore, signore e padrone di questo blog. Ha un tesserino da giornalista professionista e una laurea in Storia del cinema al DAMS di Bologna, entrambi assai poco sfruttati.
Ha deciso di tenere un blog dedicato al cinema innanzitutto per il fondamentale piacere di parlare e sparlare di film, perlopiù ridendoci sopra di gusto. I criteri che guideranno la scelta dei film cui dedicare i suoi articoli sono tanto personali quanto insindacabili. Allo stesso modo vanno considerati i voti.
Accetta volentieri consigli o pareri, insulti e lodi sperticate. Vi piace il blog? Fatelo conoscere a tutti i vostri amici, eventualmente anche disturbandoli durante pasti, sonno o sesso. Non vi piace? Avete dei pessimi gusti in fatto di cinema e il DAMS non vi avrebbe mai accettati tra le sue lascive mura.
Però siete ancora in tempo a ravvedervi: iscrivetevi a Cinescherno e lasciate che la vostra mente si imbeva di utilissime nozioni sulla settima arte. Nella peggiore delle ipotesi, vi sarete assicurati per sempre il triangolino rosa del Trivial Pursuit.

Matthias, scrittore di romanzi fantasy (addirittura pubblicati), appassionato cinefilo e giornalista pubblicista!
Nemmeno lui ha (finora) sfruttato al meglio il tesserino, ma certo puó sempre vantarsi in lungo e in largo di scrivere per Cinescherno! Essendo Sergio padre di due mostri tutti rosa che assorbono ogni suo minuto libero, impedendogli di fatto di andare al cinema da cinque anni a questa parte, Matthias si occuperà perlopiù di film usciti almeno dopo l’epoca del VHS.

La Fosca, prima donna nonchè primadonna di Cinescherno, è una psicoterapeuta che studia da psicoanalista e ama cinema, fumetti, libri e web culture. Con suo estremo dispiacere non è mai riuscita ad avere tesserini per accedere gratis al cinema dunque ha collaborato a creare una sezione dvd nella biblioteca del comune in cui lavora. Mica è scema!
É fissata col vedere i film in lingua originale e trova immorale il doppiaggio, anche dei cartoni animati.
Collabora con Cinescherno perchè detesta avere del tempo libero… e per puro, smaccato, ammiccante narcisismo.

Simone Lo Stilita, asceta eremita con un marcato tratto schizoide, vive dal 420 d.C. in cima ad una colonna nei pressi di Antiochia.
Quando scende si guadagna il pane facendo lo psicoterapeuta e si prende impegni che non può portare a termine scrivendo su Cinescherno. Entra al cinema gratis una volta per settimana grazie ad una promozione della sua compagnia telefonica.
Da ragazzino lavorava nella videoteca di suo padre e sghignazzava in faccia ai clienti che al lunedì gli riconsegnavano due borse piene di vhs porno noleggiati per il weekend. Poi li guardava lui per essere sicuro che fossero riavvolti.

La Beba, storica dell’arte prestata oramai definitivamente alla pubblicità, avrebbe voluto fare la rockstar e invece scrive strategie di comunicazione. Ha molte infatuazioni passeggere e qualche grande amore: i libri, i gatti, l’Australia e la sua moto.
Conserva in cantina la collezione completa delle videocassette dell’Unità nonostante non abbia più un lettore VHS. I suoi film preferiti hanno quasi tutti lo stesso plot: antieroe solitario in fuga dal mondo tenta un riscatto ma fallisce e soccombe. E questo la dice lunga sulla sua personalità.

Stefano Zago, 48 anni di scelte sbagliate ma tutte rivendicate, la peggiore quella di studiare da architetto, decide con decenni di ritardo di mollare la sonnacchiosa Padova e una professione deprimente per approdare a Parigi.
Sposato con Rachele con cui condivide praticamente tutto tranne la pratica dello sport, ha due bimbi ovviamente magnifici di 4 anni, Eva e Luca. A Parigi decide di voler fare quello che gli piace e fonda con Rachele il sito www.altraparis.com. Questo gli permettere pure di campare, parlando di cultura, musica, arte, vite diverse, e ovviamente di cinema, una delle sue prime passioni.
Assorbe i film di tutti gli stili, generi, qualità e epoche con uno stupore infantile, e poi ci pensa su. Ovviamente si considera un genio incompreso e rock star mancata. Il resto del mondo lo guarda con bonaria compassione.

Stefano Alcini non è altro che un formalismo descrittivo, un’esemplificazione esplicativa. Un artificio analogico che si prefigge di rendere conto di un fenomeno a partire da qualcosa di altro da questi, procedendo per somiglianze e slittamenti di concetti. Utilizza un linguaggio del tipo “è-come-se”, dove il senso di un vocabolo viene trasferito ad un altro vocabolo figurato secondo un processo retorico in grado di ridescrivere la Realtà. Sfortunatamente per lui Stefano Alcini è un costruttivista radicale e perciò, in quanto tale, non esiste

Fumettosa Mente é qui perché non c’é due senza tre. Ha il desiderio super-confessato di incontrare Massimo Troisi, ma siccome per lui c’é da aspettare un pó di tempo, e ha più curiosità che pazienza, ha ripiegato su Tom Hiddleston. A entrambi piace chiacchierare, e a Fumettosa le parole piacciono tantissimo! Scrive le sue recensioni in quei non-così-rari momenti di massima serenità che riesce a ritagliarsi, vale a dire mentre cucina. Fino ad ora é riuscita a salvare capra e cavoli -anche se deve ammettere che la verza con le costine sembrava cotta nel grasso d’uro. Quella sera ha ripiegato sul sushi. Sta attraversando quella fase della vita in cui la gente le piace. Le piace davvero. Passerà?

Onair Ginger, artista decaduta, vive come un nobile squattrinato. Mercenaria, la sua inventiva è al servizio di menti meno pratiche e ha sempre un coniglio nel mio cilindro. Tu dille cosa ti serve e lei te lo fa. Ha una visione del mondo conservatrice, infatti segue una moda retrò!
Vive alla ricerca di stimoli, ma è moderata, quindi osserva i fenomeni come un gatto osserverebbe l’incresparsi dell’acqua per poi tornare a dormire. Il suo simbolo è il quadrato, la sua pigrizia le impedisce di impegnarsi, muoversi troppo o esporsi. Non si muove, spigola! Propina opinioni soprattutto se non richieste. Talvolta le piace stupire le persone con cose insolite e assurde, come qualche recensione avventata…

Martina Capovin, La Capo per gli amici, “quella là un pò fuori di testa” per gli altri. Amante di schermi piccoli e grandi, se fosse nata 150 anni fa non avrebbe saputo come passare le giornate. Laureata all’Università IULM di Milano, con un interessantisssssssima tesi su Nixon, il presidente USA più odiato di sempre, nella vita non si limita a guardare immagini in movimento ma lavora pure: è una giornalista pubblicista (e un tesserino incredibilmente lo prova). Vorrebbe essere un’icona di stile come Audrey Hepburn. E invece anni di auto-psicanalisi, l’hanno convinta di essere Roberto Benigni.

Silvia Scarabello, graphic designer, laureata in arti visive, dopo uno stage con Nemo presso il Nautilus ha maturato un rapporto impulsivo con le arti e il cinema, spesso romanticamente cinematografica si lascia coinvolgere dalla poesia e dal fascino per le immagini.
Adora riavvolgere le videocassette e guardare i trailers all’inizio del nastro.

Buon divertimento

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Il cinema, non troppo sul serio.

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