Lo Hobbit – La desolazione di Smaug: un acrobatico, spettacolare, tiepido kolossal

Nonostante conservi ancora un ottimo ricordo di questo libro, devo ammettere di averne dimenticato molti dettagli. Devo quindi ringraziare Peterino per avermi fatto ricordare la stupenda e romantica storia d’amore tra i due esseri: nano maschio ed elfo femmina, anche se io, francamente, avrei optato per la soluzione contraria. Si vede però che Tolkien si fidava dei detti popolari. Ma torniamo a noi, che è meglio… Continua a leggere

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Hugo Cabret: il buon vecchio zio Martin e una certa malinconia del tempo che passa

Prima di scrivere questa recensione ho molto riflettuto. Tra i motivi che mi hanno spinto a farlo il principale è soprattutto l’amore incondizionato per Martin Scorsese, i cui film – “Taxi Driver” su tutti – hanno fatto nascere in me quell’amore per il cinema che mi ha spinto a fare molte delle cose che ho fatto nella vita. Amo così tanto Scorsese che “Hugo Cabret” – che, premetto per chi avesse già cominciato a preoccuparsi, è comunque un bellissimo flm – mi ha messo addosso una malinconia pazzesca. Eh, già, perché questo patinatissimo filmone, il cui unico demerito è quello di avere portato sui nostri schermi il bambino più fisiognomicamente antipatico dai tempi di Chucky la bambola assassina, non è altro che una sorta di testamento spirituale, di summa scorsesiana, di lungo monologo pupiavatesco sull’amore per il cinema, di romanzo di formazione, di ritratto dell’artista da giovane, di metaforica lapide sulla tomba. Scorsese, insomma, forse inconsciamente, si appresta a essere ricordato, e lo fa con un santino da 100 milioni di dollari. Continua a leggere

Argo: la barba di Ben Affleck dirige meglio di come recita

Premessa: Ben Affleck, io, non l’avevo mai capito bene. Ma è uno bravo oppure no? Ci fa o ci è? Sarà che, per scelta o per caso, mi son perso alcuni passi della sua carriera, tipo “Armageddon” o “Pearl Harbor”, che mi dicono essere fondamentali, ma verso i quali nutro alcune perplessità; sarà che, almeno a mio parere, nella sua cinematografia di attore le fetecchie superano i bei film in ragione di (almeno) cinque a uno e che, invece, in quella di sceneggiatore/regista i bei film superano nettamente le fetecchie; sarà tutto questo, insomma, ma io Ben Affleck, non l’avevo mai capito bene. Prima di vedere “Argo”, naturalmente, perché  la visione di questo bel filmone mi ha invece chiarito alcuni dubbi, soprattutto quello, cruciale, della bravura di Affleck. La soluzione, del resto, era semplice: schizofrenia. Nel corpo di Affleck, infatti, convivono un più che discreto regista, un quasi ottimo sceneggiatore e un attore assai meno che mediocre. Continua a leggere

Aguirre, furore di Dio: Kinski il folle alla conquista del Nuovo Mondo

Dai nostri impagabili e preziosissimi amici italo-francesi di ST-ART culture, la piattaforma partecipativa di idee, arti e cultura, rubiamo – autorizzati – una breve ma significativa recensione di un grande film, il migliore tra quelli prodotti dalla strana coppia Herzog-Kinski. Questa volta, per pura pigrizia digestiva post-Capodanno, copiamo tutto l’articolo, dalla prossima, invece, ci limiteremo a un rimando, che del lavoro altrui non bisogna mai approfittarsi. E poi una visita a ST-ART culture vale sempre la pena, credete a noi!
1560; un gruppo di conquistadores scende dalle Ande per raggiungere il mitico Eldorado e conquistarlo. Presi dalla fame e bloccati nella giungla, una spedizione guidata militarmente da Lope de Aguirre (Klaus Kinski) parte per un viaggio che si risolve in un crescendo di follia e violenza. A uno a uno gli uomini finiscono uccisi o dallo stesso Aguirre o dagli indios. Solo Aguirre sopravvive, ma perso su una zattera carica di scimmie nel nulla della giungla, vittima della sua stessa follia fatta di delirio di potenza e ferocia. Continua a leggere

Il 2013 di Cinescherno!

Le scimmie statistiche di WordPress (o qualsiasi cosa siano le “WordPress.com stats helper monkeys”), battendo a caso sui tasti di altrettanto statistiche macchine per scrivere, non hanno scritto l’Amleto, no, questo no, bensì il rapporto annuale di Cinescherno. Che non è poi tanto male.

A tutti i lettori l’instancabile – metaforicamente – staff di Cinescherno porge umilissimi e quasi fantozziani ringraziamenti, giurando e spergiurando di fare di più e meglio per il 2014. E di cominciare  una dieta. Ma da lunedì prossimo, Intanto grazie a tutti!

Here’s an excerpt:

The concert hall at the Sydney Opera House holds 2,700 people. This blog was viewed about 18,000 times in 2013. If it were a concert at Sydney Opera House, it would take about 7 sold-out performances for that many people to see it.

Click here to see the complete report.

Frustare Mel Gibson – Di Christopher Hitchens

A poco più di due anni dalla morte del giornalista, intellettuale e polemista inglese Christopher Hitchens, avvenuta il 15 dicembre 2011, riproponiamo, dal sito di Internazionale, la sua feroce recensione di The Passion. Tutti i diritti, ovviamente, sono di chi ne ha diritto. Magari fossero nostri!

Il movimento gay americano, con la sua battaglia per il riconoscimento delle unioni civili e dei matrimoni, ha avuto almeno un effetto positivo. La triste figura del cripto-omosessuale appartiene al passato, e altrettanto si può dire dell’omosessuale che tenta di “sposare” un eterosessuale, aggravando così l’infelicità di tutti. Potrà sembrare un modo obliquo per affrontare il tema dell’orrendo film di Mel Gibson sulla passione di Cristo.
Ma in questi giorni mi è tornato in mente quel che mi ha raccontato un suo conoscente: a quanto pare, una serata con Mel equivale a un’orgia infinita di battute, noiose ma esplicite, sul sesso anale. La notizia mi è stata in seguito confermata da altre fonti. Continua a leggere

Pasolini, Montaldi e Graeber – Appunti sparsi

appuntiindia11.
Ieri sera ho visto  “Appunti per un film sull’India” e ” “Sopralluoghi in Palestina per il Vangelo secondo Matteo“. Sono immagini semplici accompagnante dalla riflessione incalzante di Pier Paolo Pasolini. Egli si pone delle domande sulle persone e sul loro modo di vivere nella società. Sia in India che in Palestina, vi sono persone integrate in un sistema moderno e altre che vivono ai margini, in luoghi abbandonati e in condizioni di estrema miseria. In queste persone Pasolini vede un’innocenza arcaica e precristiana. Sono gli intoccabili in India oppure certi arabi particolarmente miseri in Palestina.
Come sappiamo Pasolini aveva visto in questi ceti di esclusi e reietti una risorsa di rinnovamento politico e morale. La sua era  innanzitutto un’intuizione estetica. La bellezza di coloro che non hanno nulla da perdere. La dolcezza di chi è al di là di ogni possibile calcolo. Come Pasolini stesso ammise, questa tesi si è rivelata sbagliata. Questa gente semplice è stata raggiunta, conquistata e manipolata dai media, che ne hanno fatto un ceto di consumatori potenziali. Continua a leggere

Il cinema, non troppo sul serio.

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