American Hustle: 7 parti di Carnage, 3 parti di Ocean’s Eleven. Shakerare e servire caldo.

Ma che strano, ma bello, questo “American Hustle”, così come strano, ma bravo, mi è sembrato il suo regista e co-sceneggiatore, David O. Russell, con quella O. che fa tanto Hollywood degli anni d’oro. Strano, il film, dico, perché è un film che promette molte cose che non mantiene e invece mette sul piatto cose che non ti aspettavi, prendendoti abbastanza alla sprovvista. Ah, beh, intendiamoci: una cosa che promette, e che poi mantiene, anche troppo, è l’atmosfera anni ’70, così esageratamente seventy da diventare quasi grottesca, parodia di se stessa, tra riportoni davvero azzardati – impagabile la scena iniziale con la costruzione del parrucchino di Christian Bale – e mise che avrebbero messo in imbarazzo pure Tony Manero. Ma sotto tutti quei lustrini e quegli improbabili velluti, si agitano dei personaggi che non dimenticherete tanto presto. Continua a leggere

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Una notte da leoni 3: triste, solitario y (speriamo) final

Proprio qualche giorno fa, discutendo di cinema, un’amica mi propose una teoria sulle trilogie cinematografiche secondo la quale il secondo episodio è sempre il migliore e il terzo sempre il peggiore della serie. Fornendo numerosissimi esempi, ho dissentito, salvo oggi ricredermi dopo avere visto “Una notte da leoni 3”, ultimo – si spera, ma non mi ci giocherei la casa – episodio di questo tanto fortunato quanto scadente franchise. Evidentemente la “Teoria della trilogia” non funziona sempre, ma quando funziona, funziona. Eh, già, perché, anche dopo avere riletto, per sicurezza, le recensioni dei primi due capitoli, la mia conclusione è la seguente: il primo film era una commedia spassosetta e banalotta; il secondo una cinica e spassosa commedia, il terzo una merda. Ed è un eufemismo. Continua a leggere

Lo Hobbit – La desolazione di Smaug: un acrobatico, spettacolare, tiepido kolossal

Nonostante conservi ancora un ottimo ricordo di questo libro, devo ammettere di averne dimenticato molti dettagli. Devo quindi ringraziare Peterino per avermi fatto ricordare la stupenda e romantica storia d’amore tra i due esseri: nano maschio ed elfo femmina, anche se io, francamente, avrei optato per la soluzione contraria. Si vede però che Tolkien si fidava dei detti popolari. Ma torniamo a noi, che è meglio… Continua a leggere

Hugo Cabret: il buon vecchio zio Martin e una certa malinconia del tempo che passa

Prima di scrivere questa recensione ho molto riflettuto. Tra i motivi che mi hanno spinto a farlo il principale è soprattutto l’amore incondizionato per Martin Scorsese, i cui film – “Taxi Driver” su tutti – hanno fatto nascere in me quell’amore per il cinema che mi ha spinto a fare molte delle cose che ho fatto nella vita. Amo così tanto Scorsese che “Hugo Cabret” – che, premetto per chi avesse già cominciato a preoccuparsi, è comunque un bellissimo flm – mi ha messo addosso una malinconia pazzesca. Eh, già, perché questo patinatissimo filmone, il cui unico demerito è quello di avere portato sui nostri schermi il bambino più fisiognomicamente antipatico dai tempi di Chucky la bambola assassina, non è altro che una sorta di testamento spirituale, di summa scorsesiana, di lungo monologo pupiavatesco sull’amore per il cinema, di romanzo di formazione, di ritratto dell’artista da giovane, di metaforica lapide sulla tomba. Scorsese, insomma, forse inconsciamente, si appresta a essere ricordato, e lo fa con un santino da 100 milioni di dollari. Continua a leggere

Argo: la barba di Ben Affleck dirige meglio di come recita

Premessa: Ben Affleck, io, non l’avevo mai capito bene. Ma è uno bravo oppure no? Ci fa o ci è? Sarà che, per scelta o per caso, mi son perso alcuni passi della sua carriera, tipo “Armageddon” o “Pearl Harbor”, che mi dicono essere fondamentali, ma verso i quali nutro alcune perplessità; sarà che, almeno a mio parere, nella sua cinematografia di attore le fetecchie superano i bei film in ragione di (almeno) cinque a uno e che, invece, in quella di sceneggiatore/regista i bei film superano nettamente le fetecchie; sarà tutto questo, insomma, ma io Ben Affleck, non l’avevo mai capito bene. Prima di vedere “Argo”, naturalmente, perché  la visione di questo bel filmone mi ha invece chiarito alcuni dubbi, soprattutto quello, cruciale, della bravura di Affleck. La soluzione, del resto, era semplice: schizofrenia. Nel corpo di Affleck, infatti, convivono un più che discreto regista, un quasi ottimo sceneggiatore e un attore assai meno che mediocre. Continua a leggere

Aguirre, furore di Dio: Kinski il folle alla conquista del Nuovo Mondo

Dai nostri impagabili e preziosissimi amici italo-francesi di ST-ART culture, la piattaforma partecipativa di idee, arti e cultura, rubiamo – autorizzati – una breve ma significativa recensione di un grande film, il migliore tra quelli prodotti dalla strana coppia Herzog-Kinski. Questa volta, per pura pigrizia digestiva post-Capodanno, copiamo tutto l’articolo, dalla prossima, invece, ci limiteremo a un rimando, che del lavoro altrui non bisogna mai approfittarsi. E poi una visita a ST-ART culture vale sempre la pena, credete a noi!
1560; un gruppo di conquistadores scende dalle Ande per raggiungere il mitico Eldorado e conquistarlo. Presi dalla fame e bloccati nella giungla, una spedizione guidata militarmente da Lope de Aguirre (Klaus Kinski) parte per un viaggio che si risolve in un crescendo di follia e violenza. A uno a uno gli uomini finiscono uccisi o dallo stesso Aguirre o dagli indios. Solo Aguirre sopravvive, ma perso su una zattera carica di scimmie nel nulla della giungla, vittima della sua stessa follia fatta di delirio di potenza e ferocia. Continua a leggere

Il 2013 di Cinescherno!

Le scimmie statistiche di WordPress (o qualsiasi cosa siano le “WordPress.com stats helper monkeys”), battendo a caso sui tasti di altrettanto statistiche macchine per scrivere, non hanno scritto l’Amleto, no, questo no, bensì il rapporto annuale di Cinescherno. Che non è poi tanto male.

A tutti i lettori l’instancabile – metaforicamente – staff di Cinescherno porge umilissimi e quasi fantozziani ringraziamenti, giurando e spergiurando di fare di più e meglio per il 2014. E di cominciare  una dieta. Ma da lunedì prossimo, Intanto grazie a tutti!

Here’s an excerpt:

The concert hall at the Sydney Opera House holds 2,700 people. This blog was viewed about 18,000 times in 2013. If it were a concert at Sydney Opera House, it would take about 7 sold-out performances for that many people to see it.

Click here to see the complete report.

Il cinema, non troppo sul serio.

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