Piranha 3DD: il trash conquista nuove e inaspettate dimensioni

Sapete chi è Roger Ebert? No? La cosa non mi stupisce. Anch’io, nella mia beata ignoranza, ho fatto la sua conoscenza solo pochissimo tempo fa. Ebbene, Roger Ebert è un critico cinematografico. Ma non come certi pirloni che hanno i blog su internet, giammai! Ebert ha vinto un premio Pulitzer, è saltuariamente anche sceneggiatore, lavora per il Chicago Sun Times, ha una rubrica in Tv, ha scritto miliardoni di saggi e libri e pare che anche moglie e figli lo rispettino un casino. Ok, direte voi, e allora? Beh, allora Ebert ha detto una cosa fondamentale per la recensione di oggi. Parlando del classico sistema USA di valutazione dei film da 1 a 4 stelline (in Italia, chissà come mai, ne usiamo 5), nella sua recensione di “Shaolin soccer” ha dichiarato quanto segue: “Il sistema delle stellette è da considerarsi relativo, non assoluto. Quando chiedete ad un amico se Hellboy è un bel film, non gli chiedete se è un bel film rispetto a Mystic River, gli chiedete se è un bel film rispetto a The Punisher. E la mia risposta sarebbe che, se in una scala da 1 a 4 Superman è 4, allora Hellboy è 3 e The Punisher è 2. Allo stesso modo, se American Beauty è un film da 4 stelle, allora Il delitto Fitzgerald ne merita due”. Oltre a essere chiarificatrice in generale, questa dichiarazione è importante anche nello specifico del film di oggi, perché solo così si spiega come mai a un trashone come “Piranha 3DD” io abbia deciso, contro ogni buon senso, di dare 9.

Come giustamente spiega Ebert, il sistema della valutazione (nel mio caso in decimali) è relativo. A “Piranha 3DD” non ho dato lo stesso 9 che, per rimanere in ambito blog, ho dato a “Carnage”, né è lo stesso 9 di “Vai e vivrai“. É, invece, come il 9 di “Vieni avanti cretino“. “Piranha 3DD”, infatti, è semplicemente un capolavoro del suo genere. Un sotto-sotto-sotto genere che mescola horror, splatter, softcore, umorismo, teenager, ma pur sempre un genere degno di stima e affetto. A cui, nello specifico,  si aggiunge un vaghissimo retrogusto di denuncia ambientalista, alcune gustosissime comparsate (David Hasselhoff, Christopher Lloyd, Gary Busey), un po’ di nuove tecnologie e, soprattutto, un ingrediente tanto importante quanto solitamente snobbato dagli americani: l’ironia. “Piranha 3DD”, infatti, non è solo un film ironico in senso generale, ma anche largamente autoironico, fin dal titolo che, appunto, unisce la classica sigla del tridimensionale (3D) alla misura di reggiseno che, negli USA, è sinonimo di tette giganti (DD). E questo – l’ironia, non le tette –  spiega come mai non sia piaciuto agli americani, popolo notoriamente refrattario ai film che prendano in giro l’industria del cinema. Una cosa simile avvenne con “Last action hero”, un autentico piccolo capolavoro snobbatissimo dal pubblico USA e del cui flop micidiale l’europeo Schwarzenegger non riesce ancora a darsi una spiegazione. Comunque, “Piranha 3DD” prende e si prende largamente in giro. Sbaglia quindi chi lo considera semplicemente uno sciocco horror mal riuscito.

Passiamo alla trama, poi ne riparliamo: la vicenda si colloca a un anno di distanza dal massacro di Lake Victoria (raccontato in “Piranha 3D”), in occasione del quale alcuni piranha preistorici (eh, già!), banchettarono con le giovani e sode carni degli studenti ivi radunatisi per festeggiare quell’onorevole tradizione americana che si chiama Spring Break. Bonificato e disinfettato, il lago e tutta la zona intorno dovrebbe essere diventata off limits non solo per i teneri pescetti, ma anche per qualsiasi altra forma di vita, tant’è che una mucca ci è morta dentro (cosa ci facesse nei dintorni, non è dato sapere). I due bovari che vanno a ripescarne il corpo, però, fanno una traggggica scoperta: la carcassa è strapiena di uova di piranhetti tanto preistorici quanto affamati che, dopo essersi sbafati i due contadinozzi, tornano a infestare il lago. E ora ci spostiamo di un po’ di km: mancano solo pochi giorni all’apertura di un nuovo parco acquatico il cui spregiudicato proprietario, però, ha avuto la brillante idea di pompare l’acqua del lago incriminato per riempire le piscine. “Tanto – spiega – il cloro ammazza tutto”. La realtà sarà ben diversa, perché il cloro, come ha ricordato anche Michael Phelps a Londra, farà anche un sol boccone della pipì dei bagnanti, ma nulla può contro i piranhazzoni che, nonostante tutto, riescono a infilarsi nelle tubature e pasteggiare a bambini e adolescenti tettone. Il finale non ve lo racconto, anticipo solo che è così aperto che non dubito affatto di poter recensire al più presto “Piranha 3DDD” o “Piranha 4DD” che dir si voglia.

Se visto nell’ottica della più che centenaria storia del cinema, “Piranha 3DD” è un film stupido, brutto e insignificante, su questo siamo tutti d’accordo. Allo stesso tempo, però, è un film molto, molto divertente, che sfrutta, per farsene beffe, i più classici luoghi comuni del genere horror (il mostro primordiale, la coppietta che tromba in auto, l’ingenua verginella, l’avido affarista, lo sceriffo corrotto, il giovane onesto innamorato della bella protagonista concupita invece dallo stronzo muscoloso, eccetera eccetera…). L’operazione è quella tentata – e a volte anche riuscita – dal lungo franchise degli “Scary movie” e da molte altre pellicole simili, da “Horror movie” (per restare nel genere) a “3ciento” (per i film di guerrieri con addominali) agli ormai classici “Hot Shots!” e le varie “Pallottole spuntate” (rispettivamente action-movies e polizieschi). E sono proprio questi due film il modello a cui bisogna guardare per giudicare “Piranha 3DD”. Non fatevi ingannare dall’apparente superficialità: tutto il castello di citazioni e di rimandi (sia ai precedenti capitoli piranhosi che ad altri classici orrori) si regge su un’ampia cultura cinematografica. Si può imitare e parodiare solo quello che si conosce bene. Ora, non è che voglia paragonare l’operazione strettamente commerciale sottintesa a un prodotto come “Piranha 3DD” a quella, di recupero tematico e artistico di un “Pulp Fiction”, però, insomma, oltre le zanne insanguinate c’è di più.

A differenza di tanti altri prodotti simili, inoltre, “Piranha 3DD” non fallisce in uno degli aspetti più importanti: la scena cult, quella che rimane impressa. Di bagnanti sgranocchiati, ormai, ne abbiamo visti tanti, di tettone in bikini anche di più, di mostri generati dalla natura che si ribella all’uomo (o causati da inquinamento, radiazioni, vulcani, terremoti, onde varie) abbiamo perso il conto. Di qui la necessità del regista di partorire almeno un minuto di memorabile originalità. Qui gli esempi sono almeno due, e cercherò di raccontarveli senza ricorrere a volgarità gratuite. La prima: la verginella, facendo il bagno nuda, viene, ehm, “visitata” da un piranha appena nato, che le si introduce, ehm, proprio lì. Qualche giorno dopo, mentre finalmente si sta concedendo al giovine che le piaceva tanto tanto, il piranha insediatosi, ehm, proprio lì, ed evidentemente cresciutello, mozzica il, ehm, birillo del fortunato spulzellatore, il quale, ritraendosi dalla solitamente piacevole location, si trova un pescione cannibale attaccato al, ehm, birillo. Non so se sono stato chiaro. Scena cult numero due: a massacro ormai in corso, l’avido gestore del parco acquatico, subodorata l’imminente rovina, decide di scappare con la cassa. Per fuggire sale su uno di quei piccoli kart da golf, quelli elettrici, avete presente, no? Ecco, a parte la scena cult nella scena cult (la bimba affranta sul cadavere di mammina), a un certo punto della fuga l’avidone incoccia col collo in un cavo che, alla faccia del cavo, gli trancia la testa. La capoccetta, sbalzata via, rotola nell’aere insanguinando tutti i presenti per finire tra le procacissime tettone di una passante terrorizzata che, per non saper che fare, decide di sbatacchiarsela tra i meloni. Testa mozzata, tettone, sangue. Ditemi voi se questo non è pulp (pure troppo!).

In conclusione: “Piranha 3DD” mi è piaciuto un sacchissimo. Fa ridere molto, ma tanto molto; ci sono un po’ di maggiorate in costume (anche adamitico), c’è una storia trita ma gradevole, ci sono dei camei delizioserrimi (imperdibile quello di David Hasselhoff), e sapete che vi dico? Non è neppure mal realizzato tecnicamente. Anzi, con qualche guizzo (è ben il caso di dirlo) di regia da non sottovalutare. I piranha, oltretutto, a causa delle ristrettezze di budget, non sono nemmeno stati realizzati in computer graphic, ma sono quasi sempre degli ameni pupazzoni. Fatto questo che, se da un lato li rende un po’ troppo plasticosi, dall’altro richiama anche quell’epoca dorata in cui sulla terra regnavano gli animatroni di Ray Harryhausen. Io ve l’ho detto e me ne assumo la piena resopnsabilità: questo è un film da non perdere per nessuna ragione al mondo!

Sergio

Voto: 9/10

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2 pensieri su “Piranha 3DD: il trash conquista nuove e inaspettate dimensioni”

  1. Fantastica questa recensione…Mi ha fatto più ridere questa, del film in sè, che è di una trashitudine da oscar. A proposito, tra i metafilm come questo, ovvero tra i film che ripercorrono gli stilemi dei genere a cui appartengono riproponendone tutti gli stereotipi e i clichè in modo ironico – visto che ne hai citati anche di altre categorie filmografiche – aggiungo, per il genere western, “duri a morire” di Sam Raimi….

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