The girlfriend experience: tra Steven e Sasha non scocca la scintilla

Immaginatevi il mondo della pornografia come la giungla preistorica poco prima dell’arrivo del meteorite. Ci sono i grandi e lenti dinosauri erbivori ormai decisamente tagliati fuori dal progresso ma ancora con qualche nicchia di sopravvivenza (le vecchie e super rifatte pornostar anni ’90 ormai ai limiti esterni della categoria MILF), ci sono i tirannosauri al vertice della catena alimentare, ma anche loro un po’ in declino (le grandi star americane, belle, bionde, non eccessivamente rifatte ma comunque scarsamente biodegradabili) e ci sono i velociraptor assetati di sangue (le starlette ungheresi disposte a tutto per una scrittura, innocue da sole, letali in gruppo). Ci sono molte altre categorie, ovviamente, ma queste sono le principali. Poi, di colpo, da sotto una felce, eccoti spuntare una razza tutta nuova: esseri piccoli, scattanti, astuti, votati alla sopravvivenza e, soprattutto, anelanti il cambiamento. Per ora sono solo delle specie di cricetoni, ma il futuro è loro. Di questa nuova razza di pornostar, di questa performer 2.0, dotata di nuove armi per dominare il mondo, Sasha Grey è l’esemplare più noto e, a oggi, quello che si è maggiormente evoluto. Pornostar a 18 anni, ma anche musicista, artista, fotografa, regista, cantante. Pare sappia anche mettere il parquet. Una che dalle squallide trombate su un divano bisunto è passata prima alle produzioni a budget maggiore, poi ai DVD di lusso con il suo nome sopra, poi ai porno-kolossal e, infine, al cinema “serio” con “The girlfriend experience”. E diretta nientemeno che dal brillante Steven Soderbergh. Avrà esagerato, con l’evoluzione?

Prima di rispondere a questa domanda, la trama, così creiamo anche un po’ di suspense: Chelsea è una giovane e supergnocca escort di New York. La sua specialità è quella di fornire una cosiddetta “girlfriend experience”, ovvero dare la sensazione, ai clienti, di non avere a che fare con una prostituta qualsiasi, per quanto affascinante, ma con una compagna, una fidanzata, un’amica, vabbè, una scopamica. Chelsea, a volte (rare), infatti, non tromba nemmeno: si limita a uscire a cena col cliente, ad accompagnarlo a teatro, al cinema, ad ascoltare i suoi problemi – soprattutto professionali – e, in una certa misura, a farlo sentire meno solo in una maniera che vada oltre il mero spupazzamento tra le lenzuola. La sua vita, così com’è, non sembra nemmeno male: si divide tra i clienti, tutti assai facoltosi, visto che la sua compagnia costa 2.000 dollari a botta, lo shopping, i tentativi di autopromozione e, addirittura, la vita con un fidanzato consenziente e innamorato, di professione personal trainer. Tutto cambia quando Chelsea, fissata con l’astrologia e la fisiognomica (quanti danni, possono fare i libri nelle mani sbagliate!), creda che un nuovo cliente sia la proverbiale anima gemella, e decida di trascorrerci insieme il weekend. Questo fa leggermente incazzare Chris, il fidanzato, che aveva detto di no a un viaggio tra maschi a Las Vegas per stare con lei. Lei però insiste, va per fare il weekend e potere immaginare quanto di merda ci rimanga quando il cliente, sposato con figli, si fa prendere dai sensi di colpa e, all’ultimo momento, non si presenti all’appuntamento. La vita di Chelsea, improvvisamente, va a rotoli: il rapporto con Chris si è incrinato, un suo tentativo di aumentare la propria notorietà per mezzo di un sito di escort si risolve in un’umiliazione e, per di più, in città arriva una nuova ragazzetta che fa le stesse cose che fa lei, ma è più giovane, alta e gnocca. Che fare?

Ora che conosciamo meglio ciò di cui stiamo parlando, possiamo tornare alla domanda di prima: Sasha Grey avrà esagerato, nel tentativo di evolversi verso forme di intrattenimento più accettabili e autorizzate? Beh, per quanto concerne Sasha, la risposta è no, ma con riserva. A cosa si debba questa riserva, sorprendentemente, è presto detto: a fare acqua da più parti, non è la recitazione della Grey che, anzi, si dimostra piuttosto bravina, quanto, paradossalmente, il film stesso e, in particolare, la sceneggiatura (hai detto poco!). L a sensazione che lascia la visione di “The girlfriend experience”, il film mainstream interpretato appunto dalla giovane superstar del porno (ex, ormai, visto il ritiro dalle scene nel 2011, sigh!) Sasha Grey, è quella di una barca alla deriva che non sappia o non riesca trovare la giusta direzione per approdare a un porto sicuro. Dare una definizione a “The girlfriend experience”, infatti, è possibile solo per esclusione: non è un documentario sulla vita di una giovane escort in una grande città; non è una fiction, non è un biopic sulla scalata della Grey all’industria dell’hard, non è un film di denuncia, non è nemmeno un dramma in senso stresso, non è una commedia. A complicare il tutto, poi, c’è questo montaggio alternato che, forse nel tentativo di rivitalizzare un paziente ormai più di qua che di là, mescola gli avvenimenti dei cinque giorni lungo i quali si articola la trama del film, spostando la telecamera (per fortuna non sempre a spalla, e di questo, Steven, ti siamo grati) prima su Chelsea, la protagonista, poi sul di lei fidanzato Chris, poi un po’ in giro dove capita, in uno spaesamento narrativo che, stando a quanto assicura lo stesso Soderbergh, dovrebbe essere ispirato a “Deserto rosso” di Antonioni e a “Sussurri e grida” di Bergman”.

Ok, sappiamo tutti – perché anche questo ce l’ha detto Soderbergh – che “The girlfriend experience” è un film sperimentale, un gioco professionale, un vagare nei territori del poco esplorato. Chiaro che, per quanto autoriale, e di Soderbergh tutto si può dire ma non che non se la sappia cavare dietro la macchina da presa, un tentativo del genere è ovviamente destinato a un pubblico di nicchia. Quest’ovvia considerazione, però, non può far dimenticare le altrettanto ovvie lacune della sceneggiatura, che non possono in alcun modo passare per sperimentali. Il film, abbiamo detto, non si capisce bene dove punti, che tesi sostenga, che tematica tratti. Per certi versi, addirittura, non si capisce che storia racconti. I riferimenti alla crisi economica, presente ad esempio nel tentativo di Chris di cambiare lavoro e nei continui e ripetitivi racconti dei clienti di Chelsea, che scopo hanno? Non denunciano le grandi banche d’affari, non suggeriscono soluzioni, non lanciano appelli. Se lo scopo era quello di inquadrare un periodo storico, beh, un semplice accenno poteva bastare. “The girlfriend experience” non è un film sulla crisi, non è l’”Americani” degli anni 2000. Mi rendo conto che sto tornando sulla prima delle mie considerazioni, ovvero che, di questo film, si possono dare solo definizioni in negativo, ma è così, ve lo assicuro.

Ad accrescere la sensazione di spaesamento, di vaghezza, ripeto, è anche il montaggio a tempi alternati, che mescola le scene delle cinque giornate oggetto della narrazione e le spezzetta mettendo dopo il prima e prima il dopo. Non so, anche in questo caso la sensazione è sia di poca chiarezza che di poca creatività, come se la decisione fosse stata presa a film fatto, per rendere più “sperimentale” quella che, in effetti, non è altro che una breve finestra, questa sì bergmaniana, su una complicata relazione dell’epoca moderna. L’aspetto interessante della vicenda, infatti, sta proprio nel rapporto tra Chelsea e Chris. Lasciamo stare che Chris, con quella voce stridulina e con un micidiale atteggiamento da maestrina dalla penna rossa, è un personaggio intensamente e costituzionalmente antipatico. Lasciamo stare. La cosa più importante è che si tratta di un uomo che, consapevolmente, sta con una donna giovane e bella che fa il mestiere più antico del mondo, anche se a condizioni più moderne. E la cosa gli sta bene, ma solo fino a un certo punto, perché poi, nel bel mezzo di un litigio per futili motivi (lui l’aveva cercata tutto il giorno al cellulare senza trovarla), la cosa salta fuori eccome, con lui che urla: “Io sono qui che ti aspetto e tu sei in giro a fottere uomini per denaro!”. E bravo ciccio, ci sei arrivato anche tu! Ma allora prima ti andava bene, perché? E ora non ti va più bene, perché? Non sarebbe stato interessante approfondire?

Comunque, concludiamo. “The girlfriend experience” non è brutto come l’ho descritto finora, è solo… incolore, grigiastro. Tra i lati positivi ci metto sicuramente, come avrete capito, l’interpretazione di Sasha Grey, che non è – e non sarà certo mai, e credo anche sia abbastanza intelligente da capirlo lei per prima – né Grace Kelly né Katherine Hepburn, ma recita sottovoce un ruolo che le si addice. Buona, come sempre, perché lui è bravo, su questo non ci piove, la regia di Soderbergh, che regala qualche bella scena grazie anche alla semplice ma efficacemente ipertecnologica macchina da presa digitale cui non sfugge un dettaglio. Bella, e anche questa è una costante di Soderbergh, la colonna sonora. Notevole anche la fotografia, che esplora tutti i gradi della sgranatura e delle temperature cromatiche. “The girlfriend experience” è un film sperimentale. Se tenete questa premessa bene in mente non sarà difficile goderne. Non vi aspettate, quindi, un film tradizionale con una trama tradizionale oppure un patinato videoclip porno d’autore. Sasha Grey, anzi, sta praticamente sempre vestita. Già questo dovrebbe farvi capire la particolarità di questa pellicola. Da vedere, se amate il cinema indipendente o le riprese digitali. Da non vedere, se cercate consolazione al ritiro di Sasha o siete amanti delle commedie romantiche. Visto e considerato tutto questo, mi pare che la virtù, come dicevano gli antichi, non possa che stare nel mezzo. E quindi, Steven e Sasha, beccatevi sto 5 e fatevene una ragione!

Sergio

Voto: 5/10

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