Il Cavaliere Oscuro Il Ritorno: un degno finale

Avevamo lasciato il Cavaliere Oscuro demolito nello spirito dal Joker, ora viene spezzato nel corpo da Bane. Va detto subito che il Batman di Christopher Nolan non parla di un super eroe e non è cinema d’azione, è schizofrenico, è caos, è anarchia, è vendetta, è paura, è riscatto. Ma partiamo dall’inizio: Batman Begins racconta l’origine dell’uomo pipistrello, di cui ho apprezzato lo stile e una sceneggiatura che ha dato spessore, finalmente, all’uomo che sta dietro la maschera anziché all’eroe e al cattivo di turno. Il Cavaliere Oscuro, invece, ha portato a galla tutto quello che di marcio e di oscuro potesse esserci a Gotham City (e nell’animo umano), rivelando una trama ineccepibile, snodandosi tra politica, filosofia e sociologia. Se Il Cavaliere Oscuro era perfetto nella sua trama, nella sua visione, questo Cavaliere Oscuro – Il Ritorno non lo è del tutto, ma sa fare leva su altri fattori, uno fra tutti (e forse il più emozionante): il riscatto. Inutile negare di non provare vera e propria esaltazione nel vedere un uomo superare i propri limiti, affrontare le proprie paure, rinascere appunto, come suggerisce il titolo originale The Dark Knight Rises.

Nolan ha preso le storie più irraccontabili del Pipistrello e le ha cucite in un film molto filosofico, molto psicologico e molto politico. Da anni i film sui supereroi ci parlano di responsabilità e di coraggio, inflazionando questi ideali, rendendoli ovvi e scontati. Nell’intera trilogia del Cavaliere Oscuro questi principi vengono rinvigoriti, trovando suggestioni e riferimenti alle opere fumettistiche de “Il Ritorno del Cavaliere Oscuro” di Miller, “La Vendetta di Bane”, “Knight Fall”, “Legacy”, “Terra di Nessuno”, “Dark Victory”, “La nascita del Demone” e “Il figlio Del Demone” (grazie a Fabrizio Furchì di Improntadigitale Web Radio per le info). Christopher Nolan sa stupire e stupisce ancora una volta, concludendo una saga che non soltanto resterà come punto di riferimento per i film di questo genere, ma che coinvolge caratterizzandosi anche come una tipologia di cinema a sé stante e “Nolaniano”, in cui il regista vi ha riversato il suo spirito e la sua anima.

La città di Gotham City viene rappresentata da una New York cupa e aliena, che vive e respira assieme al Cavaliere Oscuro, che si adatta, che può essere crudele ma anche magnanima, che cambia lasciandosi piegare e distruggere, ma che infine continua a persistere, a vivere attraverso un’oscura rinascita. L’imprevedibilità e la geniale pazzia del Joker ne Il Cavaliere Oscuro, interpretato magnificamente da Heath Ledger (che eclissa il Joker interpretato da Jack Nicholson), passa il testimone a Bane (Tom Hardy), lucido criminale, dotato di spaventosa tenacia e incontrollabile odio. Il nome di Harvey Dent (Aaron Eckhart) riecheggia ancora nelle strade di Gotham City e il suo vuoto viene in parte colmato da una Catwoman sexy e intrigante (Anne Hathaway), soltanto accennata come gatta (le orecchie del costume sono degli occhiali high-tech ritirati sulla testa), e che riveste bene il ruolo del personaggio ambiguo, perennemente combattuta tra lo sostenere gli ideali di Batman e il seguire i propri fini. Se Bane mira alla distruzione totale, della politica e delle strutture, Joker aveva altri fini ben più sottili e spietati. Diciamocelo, Bane spaventa e vedere Batman sconfitto, sofferente e disperato sconvolge, ma il carisma del Joker e i suoi subdoli e sadici giochi (sia sociologici che psicologici) lo consacrano come l’antagonista numero uno del Cavaliere Oscuro. Ma torniamo a questo ultimo capitolo, anche se la saga va vista nel suo insieme:

Nel primo atto di questo Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno, Nolan costruisce una macchina pronta ad esplodere, un preludio all’apocalisse, tra scenari dal fascino oscuro  e una musica perennemente incalzante (di Hans Zimmer), per poi inghiottire tutto e tutti (spettatori compresi) nel grandioso finale (che funziona) che conclude degnamente una trilogia che non parla soltanto di lotta contro il crimine e il male, bensì di una lotta interiore, umana e cittadina, psicologica e politica, i cui atti eroici sono compiuti da “semplici” esseri umani: Bruce Wayne, Harvey Dent, James Gordon o l’agente di polizia John Blake (Joseph Gordon-Levitt) personaggio chiave e vera sorpresa di questo ultimo capitolo. Perchè Batman può essere chiunque, perchè non è un eroe, è un guardiano silenzioso che vigila su Gotham, un cavaliere oscuro.

Voto alla trilogia: 9.5

La trama: Sono trascorsi otto anni da quando Batman è svanito nella notte, ridotto ormai a fuorilegge per essersi preso la responsabilità della morte di Harvey Dent, sacrificando tutto per ciò che lui e James Gordon ritenevano un bene superiore. Per qualche tempo, complice il Dent Act, una speciale legge anticrimine, l’inganno è stato di aiuto, e la criminalità a Gotham City è stata sgominata. Ma all’improvviso l’equilibrio si rompe con l’arrivo di una astuta ladra, Selina Kyle, decisa a compiere uno strano piano, e con l’irruzione di Bane, un terrorista mascherato i cui spietati piani per demolire Gotham portano Bruce Wayne a uscire dal suo esilio che si è imposto. Pur indossando nuovamente maschera e mantello, Batman potrebbe non essere abbastanza forte per fermare Bane.

Matthias

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