I fantastici viaggi di Gulliver: Jack Black gigante dai piedi di balsa

Avete presente quando aprite il frigo e c’è qualcosa che puzza ma non sapete cos’è? Una volta, quando ero un giovine scapolo nottambulo, mi succedeva sempre. Ora che sono sposato e padre, meno. Comunque diciamo che avete presente. Sarà il latte? No, quello scade domani. Sarà quel vasetto di melanzane sott’olio? No, quello è ancora buono. Sarà quello spicchietto di aglio che si è infilato sotto il portauova? No, nemmeno quello. E cercate, cercate, solitamente per non trovare nulla. Le soluzioni sono due: una da studente, ovvero fregarsene; una da padre di famiglia, ovvero tirare fuori tutto, lavare il frigo e rimettere dentro tutto, dopo avere attentamente verificato date e stato di conservazione. Per quello che riguarda il film di oggi, ovvero “I fantastici viaggi di Gulliver”, con l’iper-espressivo Jack Black, re senza trono delle faccette sceme, purtroppo si è optato per la prima soluzione, mentre invece andava cambiato tutto il frigo. E il risultato è che il film puzza, puzza lontano un chilometro. Non so se voi abbiate letto il libro di Jonathan Swift. Se sì, capirete, se no, leggetelo, che merita. Troppo spesso etichettato come favola per bambini, “I viaggi di Gulliver” è in realtà un’acutissima satira politica dei regimi dell’epoca (il 1700 e rotti). Di tutto ciò, qui non v’è traccia. La materia è stata pastorizzata e sterilizzata con un processo rispetto al quale la tanto vituperata disneyzzazione diventa un fedele adattamento.

La cosa che mi fa più incazzare, comunque, non è tanto il prendere un classico della letteratura (non solo per ragazzi, come abbiamo già detto) e sputtanarlo in ogni suo aspetto per “adattarlo” al grande schermo. Di simili esempi, infatti, la storia del cinema è piena, uno in più non fa poi tanto male e, se uno avesse voglia di vedere una buona trasposizione del capolavoro di Swift, ne avrebbe varie possibilità alternative (compresa, ovviamente, quella di leggersi il libro, tanto per cominciare). No, in questo moderno “Gulliver” la cosa che mi ha fatto più male è stato vedere Jack Black, che io adoro, con gli occhi di quelli che invece Jack Black lo odiano e capire, finalmente, perché lo odiano tanto. È talmente brutto, questo film, tanto mal scritto, tanto idiota, tanto approssimativo, che tutto il repertorio di mossettine Blackiane diventa fastidioso. Jack Black, che io adoro, non so se l’avevate capito, è infatti uno di quei comici francamente privi di spessore, che recitano sempre sé stessi, e che, quindi, per esprimersi al meglio, necessitano assolutamente di una storia che funzioni. Non importa che sia il capolavoro del secolo; importa che la storia ci sia. Jack, poi, la decorerà con i suoi giochini di sopracciglia. Prendete “Be Kind Rewind”; prendete “Tropic Thunder” prendete, se volete, anche una lieta cazzabubbola come “Amore a prima svista”. Sono storie, con una loro – non importa se tanta o poca – dignità. Quella che qui manca del tutto.

L’ignobile trama: Lemuel Gulliver non è un chirurgo, come nel libro originale, ma un coglioncello che distribuisce la posta nella redazione di un quotidiano. È innamorato (non dichiarato) della piacente cronista di viaggi, ha un nuovo sottoposto che in un solo giorno già diventa il suo capo e la sua vita, in generale, fa cagare. Per fare il disinvolto con la giornalistucola millanta esperienze di viaggio che nemmeno Chatwin, Terzani e Kerouac messi insieme e gli viene pertanto assegnato (sulla fiducia, evidentemente) un articolo sui misteri del Triangolo delle Bermude. Aereo, barca, nebbia, tromba d’aria, ed eccoti qui a Lillput, dove tutti sono piccini picciò. Viene legato, catturato, schifato, poi spegne un incendio pisciando sul palazzo reale e diventa l’eroe del giorno, con estremo disdoro del generalissimo in capo. Il quale, dopo aver tradito ed essere passato al nemico, sconfigge Gulliver in un duello meccatronico e lo esilia sull’isola che non c’è. Qui Gulli non trova Peter Pan né, tanto meno, Edoardo Bennato, ma una bambina gigante prepotente anche più di mia figlia Giulia, che lo costringe a vivere in una casina di bambole e a vestirsi da Rossella O’Hara. Ma non tutto è perduto! A Lillipuzzz, ormai occupata dal nanesco nemico, approda anche la giornalistucola, quindi un amichetto di Gullivino va a salvarlo (come, non si sa, visto che è alto come una formica con l’artrite) e lo riporta a Lillipuzzzzzzz. Qui Gullione sconfigge il robottone nemico (no, non ho bevuto), limona con la giornalista che, toh, si scopre che pure lei l’ha sempre amato, fa fare la pace ai due regni a colpi di Edwin Starr e se ne riparte felice e accoppiato verso New York e verso una lieta vita di soddisfazioni e sesso bollente con la giornalistucola.

Non sufficientemente letterario per essere un adattamento, né sufficientemente originale per essere una storia nuova, questo moderno “Gulliver” delude su tutti i fronti. Dagli appassionati del libro (se mai qualcuno di essi dovesse trovare il coraggio di andare a vedere un film con Jack Black) agli ammiratori di Jack Black (che io adoro), dagli amanti delle commediole disimpegnate ai bambini delle elementari, io francamente faccio fatica a immaginare un tipo di pubblico o un modello di spettatore che possa apprezzare una simile ciofeca. E lo dico con cognizione di causa, perché solitamente del pubblico tipico di questi filmetti faccio parte pure io. Non mi dilungherò oltre, innanzitutto perché sarebbe un’inutile sofferenza per me; poi perché credo che ormai il mio pensiero in merito al film sia chiaro. Non guardate questa schifezza, i motivi per non farlo sono molti e tutti validi. Ve ne dico solo due: il primo è che vi rovinereste per sempre il piacere di leggere (se non l’avete già fatto) il magnifico libro di Swift o di vederne un adattamento ben fatto; il secondo è che, pur in tutta la sua imbecillaggine, Jack Black, che io adoro, sa fare meglio di così. Se “I fantastici (in realtà dovrebbe essere titolato “merdosissimi”) viaggi di Gulliver” dovesse essere il primo film da lui interpretato che vedrete, non riuscirete mai più a giudicarlo in maniera imparziale. E invece una seconda chance non si nega a nessuno. Tranne che a questo film, è chiaro.

Sergio

Voto: 3/10

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