Grindhouse – Planet Terror: direttamente dagli anni ’70 al vostro stomaco!

Indigestione. Una semplice parola che, per me, si associa indelebilmente al cinema di Robert Rodriguez e, per estensione (ma in misura minore), al cinema di Quentin Tarantino e di Eli Roth. Che io abbia mangiato o meno, che sia in preda a una crisi di ipoglicemia o ai sensi di colpa post-Nutella, dopo una quindicina di minuti di una qualsiasi pellicola di Rodriguez, mi sento lo stomaco pieno da scoppiare. Da questo punto di vista “Planet Terror”, secondo film del dittico “Grindhouse” (il primo è “A prova di morte”, firmato da Tarantino in persona), non ha rappresentato un’eccezione. Per “Machete” avevo usato la metafora del cibo etnico, in particolare del kebab. Uno – dicevo – leva la fame, dieci sono potenzialmente letali. “Planet Terror” è così: una sola delle sue caratteristiche più evidenti, dalla sceneggiatura ridondante agli insistiti effetti speciali, dal pulp versato a piene mani ai dialoghi perennemente sussurrati, dall’oscura fotografia ai virtuosismi registici, basterebbe già a saziare una platea media. Tutti insieme no, non sono sopportabili. Io capisco e condivido l’amore che il gruppetto di sodali di Tarantino nutre per l’exploitation in tutte le sue forme, ma insistere ancora oggi, nel XXI° secolo, a battere su quegli stessi, abusati tasti, è un’operazione rischiosa. A volte riesce (“Pulp Fiction” su tutti), a volte no. “Planet Terror” sta nel mezzo, in piena linea di fuoco.

Intendiamoci, “Planet Terror” non è un brutto film, almeno nel senso più generale del termine. Anzi, gli amanti del genere (o dei generi, vista l’insalata russa di temi) lo troveranno sicuramente un capolavoro. Nel gruppo, almeno in parte, mi ci metto dentro anch’io. Anche a me piacciono i film di zombie, anche a me piacciono le esplosioni e le trame trash, anche a me piacciono le donnine nude e i militari cattivi e gli scienziati pazzi e i sopravvissuti e i fucili a pompa. Dai, sul serio, a chi non piacciono? Quello che digerisco meno, però, è il casino totale, la peperonata, il minestrone di verdura (scusatemi, quando c’è di mezzo Rodriguez mi parte la metafora culinaria), il mettere tutto dentro a un frullatore e vedere che succede. In questo caso, infatti, la strategia è stata esattamente questa. Rodriguez erano anni, dice, che voleva fare un film di zombie. Ok, legittima aspirazione, fin qui tutto bene. Ma perché poi insistere per sbatterci dentro tutte, ma proprio tutte tutte le tue altre passioni? Non si poteva fare a meno, che so, dello strip-tease di Rose McGowan, il meno sensuale della storia? O fare direttamente a meno di Rose McGowan, l’attrice più cagna dai tempi dei fratelli Lumière? O di qualche effetto “speciale” tipo la pellicola che si brucia? O di qualche tonnellata di finti graffi sulla pellicola? O di qualche inutile esplosione? O di quel micidiale lieto fine? O del solito, inevitabile, terribile, cameo/monologo cazzuto di Tarantino, diventato ormai di stazza inquietante?

La trama, così ci rilassiamo. Anzi, no, perché è incasinata pure questa. Allora: uno scienziato pazzo e mediorientale nonché tagliatore di palle ha fatto qualcosa con un gas nervino che, poi, passa nelle mani di un militare pazzo che ne vuol fare qualcosa d’altro. Nel frattempo una spogliarellista depressa vuole cambiare vita; un cuoco cerca la ricetta per la grigliata perfetta; un medico subodora il lesbo-tradimento della moglie… uhm, ok, mi pare ci sia tutto. Il casino comincia quando il gas si diffonde nell’aere e comincia a zombizzare tutto ciò che tocca. Ci si mangia, ci si sbudella, ci si contagia, parecchie cose esplodono. La spogliarellista, che intanto ha ritrovato il suo tarchiatello ex-findanzato messicano killer e sfasciacarrozze, a sua volta inseguito da uno sceriffo violento e sudaticcio che è pure fratello del cuoco, insomma, la spogliarellista, dicevamo, perde una gamba. Che sostituisce con un mitra & lanciagranate. Altre zombizzazioni, altre esplosioni. Spunta una moto, anzi, un chopper, baby, rispuntano i militari, muore un bimbominkia e due babysitter messicane litigano. Tutti sono zombizzati, tranne pochi immuni, tutto esplode. Si va quindi in Messico a rifondare la civiltà.

Ora, se avrete l’occasione di guardare questo film che io, tutto sommato, vi consiglio, non fosse altro che per vivere un’esperienza diversa dal solito, vi renderete conto che la trama è ESATTAMENTE come ve l’ho raccontata. Cioè, non ho fatto lo spiritoso (o solo un pochino), è proprio una specie di frullato di tutto ciò che di più pulp-trash-pop-gore-splatter-sex-peep-blood-lesbo-exploited si possa immaginare, preso e mixato fino a raggiungere una consistenza omogenea. Da questa summa del cattivo gusto, comunque, emergono cose buone e altre meno buone. Delle meno buone un po’ abbiamo già detto, ma ci tengo comunque a ribadire l’assoluta inettitudine di Rose McGowan alla recitazione. La regia e il montaggio sono, a dir poco, frenetici, tanto che vi verrà, a un certo punto, il desiderio di sparare anche voi, ma a Rodriguez, per fargli smettere di roteare la camera in qua e in là. La musica è il solito ovvio pastiche di trombette mariachi che piace tanto a Tarantino e ai suoi discepoli, nulla aggiunge né sottrae a quanto già sentito in tutti gli altri film della banda.

Le cose belle, allora? Beh, intanto a me i film di zombie piacciono a prescindere. E questo è quanto. Poi, tornando un po’ più oggettivi, di questo “Planet Terror”, ma anche del gemello “A prova di morte” e pure degli altri prodotti del club Tarantino, rimane soprattutto un’impressione: quella dell’amore per il cinema. Un amore che, se da un lato produce anche mostri, è comunque di per sé puro, incondizionato, sincero. Questi, infatti, non sono film, sono omaggi. A un certo genere di cinema, ovviamente, ma anche al proprio passato di imberbi cinefili aggrappati alle poltrone di una sala di periferia di fronte a storie tanto fantastiche quanto surreali. Questo è un bene, l’amore è sempre un bene. Fare ciò che piace è un bene. I problemi, però, sono due: il primo è che quello che piace a te non sempre piace anche agli altri; il secondo è che quello che funzionava 40 o 50 anni fa non sempre funziona oggi. Nel primo caso avrai un prodotto di nicchia, nel secondo un brutto remake. Rodriguez non cade nel trappolone, ma per un pelo e mezzo. Non consigliato agli stomaci deboli e a chi si è stufato di vedere zombie abbattuti a colpi di shotgun; consigliato a chi (ma chi, chi, perdio?) pensa che Rose McGowan sia gnocca/sexy/una brava attrice.

Sergio

Voto: 6.5/10

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