Seven: capolavoro del thriller

Prima di iniziare la recensione vorrei sottolineare che mai come in questo caso vale la regola del “tempo”, piuttosto dei premi e delle recensioni. Sì perché di Se7en, ai tempi dell’uscita nel 1995, non si è scritto particolarmente bene e nemmeno gli Oscar o i Golden Globe lo hanno considerato, e questo é un vero peccato. In quegli anni il cinema sfornava molti film di genere “thriller/poliziesco” e i serial killer “religiosi” non erano di certo una novità. É questo il motivo per il quale un pilastro del genere “dark/thriller” non è stato considerato più di tanto dalla critica, un film che resta, senza dubbio alcuno, nella Top3 assieme al “Silenzio degli innocenti” e a cui non ha assolutamente nulla da invidiare. Per fortuna il tempo e il pubblico danno sempre il giusto merito ai grandi titoli, facendo ricredere, spesso, gli stessi critici. Il film (che vanta ormai 17 anni portati estremamente bene) funziona alla perfezione fin dai titoli di testa (superiore a “Uomini che odiano le donne”, sempre di Fincher) con la musica graffiante di Howard Shore, che va sottopelle, fino all’incredibile finale. Seven è un capolavoro che sconvolge e traumatizza, senza mostrare mai il killer in azione. Una tensione sempre palpabile, anche se non travolgente, ci porta verso il finale in cui esplode, sconvolgendoci. E posti di fronte ai risultati nudi e crudi dell’estrema pazzia di un omicida seriale (a pari livello di Hannibal Lecter), che non gioca soltanto, che non segue solo un istinto, bensì un disegno divino, possiamo soltanto condividerne la genialità.

La coppia Morgan Freeman e Brad Pitt è da antologia, trovano il giusto ingranaggio lasciando che sia la trama a fare da “conduttore” senza mai prevalere su di essa, per poi arrivare all’apice con l’aggiunta nel duo di Kevin Spacey (indimenticabili le battute tra lui e i due detective, Freeman e Pitt), che non appare nei titoli di testa (per una scelta personale) ma che sarà il primo nome ad apparire nei titoli di coda (messi al contrario). Quest’ultimo appare solo negli ultimi venti minuti di film, ma riesce a far accapponare la pelle, con sguardi ed espressioni semplicemente magnifiche.

Morgan Freeman (come sempre bravissimo) si cala alla perfezione nei panni di William Somerset, detective esperto, saggio, stanco e avvilito. Brad Pitt, che era ancora poco conosciuto, in un ruolo da “bullo di periferia” che riesce, attraverso piccole e quasi impercettibili espressioni facciali, a conferire spessore e profonditá, interpretando molto bene David Mills, giovane detective, istintivo e per certi versi rabbioso e razzista (memorabile la scena di “lotta interna” alla fine del film). Brava anche Gwyneth Paltrow, moglie di David Mills, che rappresenta l’unica scintilla di luce in una città (paradossalmente sommersa da continue piogge purificatrici) devastata dal crimine.

E cosa dire del finale? Geniale e sorprendente, tragico e inaspettato, che una volta assorbito fa comprendere che non poteva esserci soluzione migliore, e restiamo a bocca aperta di fronte al piano di John Doe e il suo “disegno”, che non sono mai banali omicidi, bensì vere e proprie opere d’arte (certamente grottesche e terribili).
Insomma, David Fincher, grazie alla sceneggiatura di Andrew Kevin Walker, alle musiche di Howard Shore, alla cupa fotografia di Darius Khondji e ad un ottimo montaggio di Richard Francis-Bruce (che ancora oggi resta originale e all’avanguardia e che gli è valsa la nomination agli Oscar) riesce a creare un film perfetto nel suo genere, un assoluto capolavoro del thriller.

Voto: 10/10

La trama: il tenente di polizia William Somerset (Morgan Freeman), sta per andare in pensione. Nei suoi ultimi 7 giorni di lavoro gli viene affiancato il neo arrivato David Mills (Brad Pitt), detective giovane ed ambizioso, desideroso di far carriera. I due vengono costretti a lavorare insieme nel tentativo di catturare un terribile serial killer, John Doe (Kevin Spacey), il quale sta commettendo una serie di terribili omicidi. Tutte le vittime condividono colpe riconducibili ai 7 peccati capitali.

Matthias

2 pensieri su “Seven: capolavoro del thriller”

  1. Stavolta invece non sono proprio d’accordo…Seven lo trovo un film anche abbastanza ben fatto, ma secondo me un troppo “studiato”, troppo confezionato a modo e col solito Morgan Freeman che fa Morgan Freeman (nel senso che è sempre uguale a se stesso pur essendo indubbiamente bravo), per non parlare del silenzio degli innocenti, che proprio secondo me ha avuto un immeritato successo: molto più inquietante e pertanto affascinante la vera storia da cui il film trae ispirazione ovvero quella del Serial killer Ed Gein (che non è considerato tra i peggiori della storia solo per il fatto che gli hanno concesso l’infermità mentale perchè era fuori come un balcone, ma sicuramente più allucinante persino dijeffrey Dahmer, il mostro di Milwaukee).

  2. Bella recensione, l’atmosfera che si respira in questo thriller è davvero unica !!! tiratemi fuori un thriller di cosi alto livello fatto ai giorni nostri… !?!!? difficile dirlo vero ?…. grande Fincher

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