Zack & Miri – Amore a primo sesso: manifesto del volgaromanticismo!

Almeno finché non ho capito il perché, questo film mi ha messo un po’ in crisi. Mentre lo guardavo, e mi divertivo nel farlo, non potevo infatti fare a meno di riflettere sul cosa rendesse “Zack & Miri – Amore a primo sesso” (e questa sarà l’ultima volta che scriverò per intero l’orribile titolo italiano, giuro), diverso (e migliore) dalla solita commedia romantica. E poi ho capito. È che Kevin Smith è bravo. Oh, che colpo di genio, penserete voi, e bravo il nostro critico che ha fatto il DAMS! Sì, ok, accetto l’ironia, ma, se ci pensate, la cosa non è poi tanto scontata. Scrivere una commedia originale, al giorno d’oggi, non è facile. O si va sul becero, tipo “Suxbad”, tanto per non scomodare i cinepanettoni nostrani; o si va sul sicuro, ovvero prendere Jennifer Aniston, Katherine Heigl o, boh, quella biondina senza tette, un coprotagonista qualsiasi, farli litigare per un’oretta, poi farli mollare un po’ e poi farli amare per sempre. Ecco, Zack & Miri, grazie all’ironia e alla capacità di Smith di navigare nei tempestosi mari del cinema alternativo senza annoiare, ha trovato la quadratura del cerchio, che riassumerei come “volgaromanticismo”. Il bello è che funziona.

I nerd di IMDB, il biblico database che vi racconta anche di quanti peti ha emesso l’ultima comparsa di Ben Hur, dice, e ci credo, che in Zack e Miri si dice 229 volte la parola fuck e i suoi derivati. Quindi parrebbe una commedia volgare. Però, però, come nelle smarmellate con la Aniston, i due protagonisti non stanno insieme per un’oretta del film, poi si mollano per un po’ e poi si amano per sempre. E quindi parrebbe una commedia romantica. Ma è più romantica o volgare? A questa domanda, amici miei, non v’è risposta. Il fatto è che Kevin Smith, che è bravo, come abbiamo già visto, se ne sbatte dei generi e fa ciò che gli piace. Il bello è che quello che piace a lui piace anche a noi. Fin dai tempi di Clerks, che è un piccolo capolavoro, Smith è infatti riuscito dove tanti altri hanno fallito: fare un film “vero”, senza sembrare Lars von Trier ma che, allo stesso tempo, non sia possibile – o facile – etichettare e che, cosa forse ancora più importante, piaccia al pubblico. Non è underground, o almeno non proprio; non è però certo mainstream. Non è un cinepanettone a stelle e strisce sul genere di “American pie” ma nemmeno una commedia raffinata e intellettualoide di quelle che, normalmente, sono tratte da una pièce teatrale off-Broadway. È “volgaromanticismo” allo stato puro.

La trama: due amiconi, il cicciosello Zack e l’ex biondina del liceo Miri(am) sono, francamente, due falliti che dividono appartamento e auto. L’economia domestica, in ogni caso, non è nelle corde dei due, che, infatti, si fanno tagliare acqua, luce e riscaldamento per incallita morosità. Dopo un’umiliante rimpatriata scolastica, che li mette di fronte alla propria miseria, i due decidono di diventare ricchi girando un porno amatoriale. Tanto, pensano, noi non ci amiamo e possiamo fare del semplice sesso senza complicazioni. Per dare un senso alla pellicola, il cui restio finanziatore è il collega di Zack al coffe shop dove malvolentieri lavora, ingaggiano una serie di improbabili protagonisti. Come era prevedibile aspettarsi, comunque, la trombata cinematografica non darà gli esiti sperati, e farà scoprire a Zack e Miri che il confine tra “scopare” e “fare l’amore”, a volte, è più sottile di quanto si pensi.

Zack e Miri, non so se era chiaro, è un bel film: divertente, ben girato, ben interpretato, romantico senza essere melenso e sboccacciato senza diventare volgare. Equilibrato, insomma, ma su standard molto elevati. I dialoghi, in particolare, che da sempre sono stati il marchio di fabbrica di Kevin Smith (e deve avere dei risvolti freudiani il fatto che lui, personalmente, interpreti a volte il personaggio di “Silent Bob”), sono davvero divertenti, e prenderei a esempio una frase che, in sostanza, è anche una specie di manifesto del volgaromanticismo: “Il porno, ormai, è convenzionale, come la Coca Cola o la Pepsi. Con in più dei cazzi”. Ecco, ora che ci penso, forse il segreto è proprio questo: Zack e Miri è una commedia romantica convenzionale – e ne possiede l’inconfondibile struttura – ma con in più dei cazzi. Attenzione, l’alchimia è una scienza pericolosa, e non è sufficiente mettere parolacce in una commedia romantica per riuscire a riprodurre il capolavoro. I fallimenti, in questo campo, sono più numerosi dei successi. Zack e Miri, in questo senso, è un vero e proprio manifesto programmatico. La strada è segnata, basta seguire gli schizzi e andare sempre dritto.

Sergio

Voto: 8/10

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